::autobus::

caldo, era caldo, pure decisamente afoso e l’asfalto irradiava puzza e polvere. traffico tutto intorno, e un panino decisamente calorico nella busta appesa alla mano sinistra. tutto consigliava decisamente prudenza, o almeno una abbondante dose di indifferenza. io invece, giacché c’ero, attraversai di corsa, e andai verso il carabiniere col casco, che fino a pochi minuti prima era stato implacabile nel multare chiunque venisse fuori da quella strada in controsenso, e ora invece ne usciva inforcando un vecchio califfone grigio scuro e con la ruggine a macchiare qualsiasi parte cromata. era decisamente caldo (l’ho già detto) e questo doveva farmi sembrare più rosso del necessario. gli dissi ad alta voce, perché tutti sentissero: -ma lo sa che lei sta percorrendo la strada controsenso? solo gli autobus possono passare di qua- e lui: -lo so…-

e io, allora, sudaticcio e stufo, già pentito della situazione, per provare disperatamente ad accendere un litigio: -lei è dunque un autobus- e lui: -beh, sì- e lo disse proprio muovendo la testa su e giù.

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