::del declino::

del declino abbiamo immagini diverse.

dovete credermi se vi dico che due mesi fa mi accingevo a correre una mezza maratona, venendo da tre mesi di allenamenti intensi e gratificanti, duri quanto goduti fino in fondo. non un filo di grasso mi avvolgeva, muscoli guizzanti -per quanto scarni, come sempre- si muovevano sotto la pelle. 

cento piegamenti al giorno, venti trazioni alla sbarra in tre serie da sette, poi sei e poi sette e mediamente dieci chilometri corsi ad ogni uscita mi avevano messo in una condizione fisica che non ho mai avuto neanche prima di superare la data di scadenza, e che mi domando se mai più raggiungerò.

due giorni dopo la mezza maratona un allegro infortunio durante un torneo di calcetto: gomitata assassina e due costole incrinate: dieci giorni in cui si dorme poco e male ma da seduti, e altri cinquanta giorni in cui si dorme meglio ma comunque nessuna attività è consentita.

oggi sono andato a fare una partitella di calcetto: inutile dire che ho visto con i miei occhi cosa significhi declino: una lama che taglia il fiato ad ogni misera accelerazione.

dopo qualche contrasto ho anche preso una bella botta e la partita è finita là. ansimante, sporco della polvere in cui mi rotolavo, mi sono steso ai bordi del campo con una busta di ghiaccio a lenire il dolore.

anche adesso scrivo con la gamba sinistra stesa e ghiaccio attorno al ginocchio: il declino ha molte facce, nessuna di queste è una faccia che sei contento di incontrare.

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